al festival di SanRemo 2026

Il prof Vincenzo Schettini, volto conosciuto online per il progetto “La fisica che ci piace”, era stato invitato per parlare di un tema preciso: il disagio giovanile e le nuove dipendenze, dall’alcol e dalle droghe fino a quella digitale, sempre più silenziosa e diffusa tra ragazzi e adolescenti.
Schettini è arrivato davvero all’Ariston, con un monologo pensato come messaggio educativo più che televisivo.
E quello che ha detto non era rivolto ai genitori.
“Riprendiamo una cosa che non facciamo più con i nostri figli: parlare”, ha detto davanti al pubblico. Un invito semplice, quasi disarmante. Parlare anche quando è difficile, anche quando significa discutere o scontrarsi.
Secondo Schettini, il problema non è solo ciò da cui i ragazzi dipendono, ma la solitudine in cui spesso crescono. Ha spiegato che persino le parole dure hanno valore, perché lasciano tracce emotive: i figli, ha detto, magari si chiuderanno in camera dopo una lite, ma continueranno a pensare a ciò che mamma o papà hanno detto loro.
«Oggi i social fanno parte della nostra vita, e soprattutto di quella dei ragazzi. I giovani vivono attraverso i social ciò che un tempo facevamo nella vita reale. Tutto passa da lì, e spesso ci si sente intrappolati. Succedono cose belle, ma anche brutte: e se noi abbiamo una corazza per proteggerci, i ragazzi sono fragili, e quella fragilità può essere colpita. La dipendenza dai social può aprire la strada ad altre dipendenze: cibo, alcol, droghe, che stanno purtroppo aumentando in tutto il mondo. Le droghe sono sempre più accessibili: oggi basta un clic sullo smartphone e arrivano direttamente a casa. Dobbiamo riprendere ciò che forse abbiamo smesso di fare con i nostri figli: parlare con loro. Trasmettere energia, perché così come la musica crea emozioni, anche le parole possono fare la differenza»
Il passaggio più forte è arrivato quando ha definito i genitori “il campo magnetico più importante” per i propri figli, un’immagine presa dalla fisica per spiegare quanto la presenza degli adulti orienti la vita dei ragazzi, anche quando sembra il contrario.
Il senso del suo intervento era chiaro: le dipendenze non nascono dal nulla, ma dal vuoto relazionale. E la prima prevenzione non è una regola, né una punizione, ma una relazione viva.
Infine un messaggio ai giovani: “Vivete la vita, viaggiate, fate sport, suonate, cantate, fidanzatevi, parlate con gli altri, fate esperienze. Le esperienze porteranno a una cosa che si chiama ‘progetto’, quando l’avrete individuato iniziate a lavorarci un passo alla volta”.
